Ci sono luoghi che non chiedono attenzione, la pretendono. Bard è uno di questi. Arrivando dal fondovalle, la strada si restringe, le montagne sembrano avvicinarsi e, quasi senza preavviso, compare una rocca imponente che domina tutto. È una presenza fisica, quasi severa, che racconta subito perché questo borgo, minuscolo per dimensioni e popolazione, abbia avuto per secoli un ruolo decisivo nella storia della Valle d’Aosta.

Con poco più di 3 chilometri quadrati e circa 160 abitanti, Bard è oggi considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Ma più che “bello”, è denso: di storia, di architettura, di tracce lasciate dal tempo. Qui ogni metro ha qualcosa da dire, basta saper rallentare.

Il borgo di Bard: un passaggio obbligato nella storia

Bard nasce come villaggio di attraversamento, sorto lungo l’antica via romana delle Gallie, una delle arterie più importanti per collegare la pianura alle regioni transalpine. Questa funzione di controllo e passaggio ha segnato per sempre il suo destino. Stretto tra due versanti montuosi, il borgo si è sviluppato in verticale e in profondità, sfruttando ogni spazio disponibile.

Passeggiando lungo la via principale, ti capiterà di notare come gli edifici siano uniti da archi, con bifore, finestre crociate e facciate che raccontano secoli diversi. Sotto i tuoi piedi, in parte invisibile ma ancora funzionante, scorre l’antico canale della Furiana, realizzato in epoca romana e tuttora in uso. È uno di quei dettagli che cambiano la percezione del luogo: Bard non è un museo a cielo aperto, è un organismo che ha continuato a vivere.

L’avvicinamento al borgo, soprattutto dal lato meridionale, è già un’esperienza. Da un lato i vigneti terrazzati, ordinati e pazienti; dall’altro le balze rocciose, oggi frequentate anche da chi pratica arrampicata sportiva. Più in alto, le rocce levigate raccontano di epoche glaciali e di un tempo molto più remoto dell’uomo.

Palazzi, case e dettagli che meritano uno sguardo attento

Il centro di Bard si scopre lentamente, quasi senza una vera sequenza. Casa Challant, affacciata sulla piazzetta centrale, è uno dei punti di riferimento. Poco distante, Casa Valperga mostra sulla facciata una bifora elegante, oggi tamponata, affiancata da due finestre a crociera che tradiscono l’importanza della dimora.

Casa Urbano ospitava l’antico mulino, mentre la cosiddetta Casa Ciuca conserva uno degli elementi architettonici più sorprendenti del borgo: un viret, una scala a chiocciola ardita, con gradini disposti a ventaglio attorno a un asse centrale. È uno di quei dettagli che non colpiscono subito, ma che restano impressi.

A chiudere il percorso, Palazzo Nicole, edificio settecentesco che fu residenza degli ultimi conti di Bard. Guardando con attenzione la facciata, si notano ancora i fori dei proiettili dell’assedio del 1800. Piccoli segni, ma potentissimi: la storia qui non è raccontata, è incisa.

Il Forte di Bard: da baluardo militare a polo culturale

Se Bard esiste, è soprattutto grazie al Forte di Bard. Costruito sulle rovine di una fortificazione dell’anno 1000, il complesso attuale fu riedificato nel XIX secolo per volere di Carlo Alberto di Savoia. La sua funzione era chiara: controllare l’accesso alla valle, resistere, intimidire.

Oggi il Forte si raggiunge dal borgo tramite ascensori panoramici oppure percorrendo un sentiero panoramico che sale gradualmente fino alla cima della rocca. Salendo a piedi, il panorama si apre poco alla volta e rende evidente quanto fosse strategica questa posizione.

Dopo anni di abbandono, il Forte è stato restituito al pubblico ed è diventato un centro culturale di primo piano. Ospita il Museo delle Alpi, il Museo delle Frontiere, il Museo delle Fortificazioni, le Prigioni del Forte e Le Alpi dei Ragazzi, uno spazio pensato per avvicinare i più giovani alla montagna. Non è una visita frettolosa: il Forte chiede tempo, attenzione e curiosità.

Eventi, luci e stagioni che trasformano Bard

Camminare per Bard è suggestivo in qualsiasi periodo dell’anno, ma ci sono momenti in cui il borgo cambia volto. In inverno, i presepi illuminati trasformano la via centrale in un percorso luminoso, silenzioso, quasi sospeso. In estate, le sfilate in costume medievale riportano il borgo indietro nel tempo, soprattutto durante le festività di Ferragosto.

In autunno, invece, Bard si anima con il Marché au Fort, la sagra enogastronomica che si tiene ogni anno la seconda domenica di ottobre. Profumi, prodotti locali e persone riempiono le strade, restituendo al borgo una dimensione più vissuta e meno contemplativa.

Hône: l’altra sponda della valle

Proprio di fronte a Bard, sulla destra orografica della Dora Baltea, si sviluppa il borgo di Hône. Spesso considerato solo un punto di appoggio, in realtà offre un’esperienza complementare. Il suo centro storico, dominato dalla parrocchiale di San Giorgio e dal grande campanile del XVIII secolo, ha un carattere più aperto e disteso.

Hône è apprezzata per le sue aree verdi attrezzate, ideali per famiglie, e per le passeggiate lungo il torrente Ayasse, facili e accessibili a tutti. Un dettaglio pratico, ma fondamentale: qui si trovano diverse aree di sosta gratuite, perfettamente segnalate, utilizzate da molti visitatori del Forte di Bard. In pochi minuti a piedi si raggiunge il borgo, evitando traffico e parcheggi complicati.

Dal centro di Hône parte anche un itinerario che conduce alle gole scavate nella roccia dall’Ayasse, con affacci panoramici a sbalzo che sorprendono per bellezza e semplicità di accesso.

Bard e Hône: due anime della stessa valle

Visitare Bard e Hône insieme permette di cogliere due aspetti diversi della valle: da una parte la verticalità della storia, la roccia, le fortificazioni; dall’altra il respiro degli spazi verdi, l’acqua, le passeggiate lente. Due borghi diversi, ma profondamente legati.

Quando lasci questa zona, resta una sensazione precisa: quella di aver attraversato un punto in cui la valle si stringe, la storia si concentra e il tempo, almeno per un momento, decide di procedere con passo più lento.