La prima volta che sono arrivato in Uzbekistan, l’aria aveva un odore che non sapevo definire: un misto di polvere, pane caldo e spezie che sembrano sciogliersi al sole. Il tassista che mi portava verso il centro di Tashkent, con un ghigno tranquillo, mi ha detto solo: “Qui le stagioni non scherzano”.
Aveva ragione.
Questo Paese al centro dell’Asia, attraversato per secoli dalle carovane della Via della Seta, non si lascia vivere a caso. Devi scegliere il momento giusto per incontrarlo, altrimenti rischi di trovarti sotto un caldo che vibra nell’aria o in un freddo che ti entra nelle ossa.
Eppure, quando arrivi nel periodo perfetto, l’Uzbekistan si apre come un libro illustrato: città blu, deserti dai colori mutevoli, mercati pieni di vita.
Ecco quando andare, quando evitare, e cosa aspettarti davvero.
Cosa tratteremo
Il periodo migliore: quando l’Uzbekistan respira
Te ne accorgerai subito: questo è un Paese di estremi. E proprio per questo, i mesi migliori non durano a lungo.
Primavera (metà aprile – fine maggio)
È la stagione in cui tutto prende forma.
A Samarcanda i roseti esplodono, nei bazar tornano i meloni profumati, i bambini giocano nelle piazze mentre gli adulti sorseggiano tè caldo seduti sulle tapchan, le piattaforme di legno all’ombra dei gelsi.
La temperatura è gentile: abbastanza fresca la mattina, asciutta e luminosa nel pomeriggio. Perfetta per camminare tra madrase e moschee senza arrancare sotto il sole.
Autunno (metà settembre – fine ottobre)
L’autunno è un’altra promessa mantenuta. I colori del deserto diventano più morbidi, le colline della Valle di Fergana si tingono di giallo e rosso, e nelle città il caldo estivo lascia spazio a giornate limpide.
È un periodo in cui i mercati sembrano più vivi del solito: albicocche secche, frutta candita, spezie e quel profumo di samsa — fagottini ripieni di carne — appena usciti dal forno.
Quando evitare l’Uzbekistan (se puoi)
Inverno (metà novembre – metà marzo)
L’inverno uzbeko non ha mezze misure.
In alcune zone, soprattutto a nord, il termometro scende tanto da far scricchiolare l’asfalto sotto le scarpe. Le gelate arrivano improvvise, il vento porta con sé un freddo secco che taglia.
Tashkent, Samarcanda e Bukhara possono comunque essere visitate, ma preparati a giornate in cui le mani cercano rifugio in tasca più spesso del previsto.
Estate (luglio e agosto)
È la stagione che il tassista definì “senza pietà”.
Il caldo è feroce, asciutto, implacabile. Nei deserti del nord si arriva a 45°C e anche oltre. A mezzogiorno l’aria vibra e camminare diventa un’impresa.
Capire davvero il clima uzbeko: tre regioni, tre modi di essere
L’Uzbekistan cambia pelle a seconda di dove ti trovi. E ogni zona ha un carattere tutto suo.
Tashkent e la Regione Est: dove le montagne parlano col vento
A Tashkent, città moderna e sorprendentemente verde, gli inverni sono spesso innevati.
Ti capiterà di vedere i venditori di frutta organizzarsi sotto tettoie improvvisate mentre fiocchi leggeri cadono lenti sulle cassette di mele.
L’estate, invece, è calda e secca. Le massime sfiorano i 40°C e la luce resta forte fino a tardi.
Ma tra aprile e inizio giugno… il clima è perfetto.
Le strade profumano di pioggia recente, le famiglie riempiono i parchi e le montagne all’orizzonte sembrano più vicine.
Periodo consigliato: aprile – inizio giugno.
Samarcanda, Bukhara e le Pianure del Sud: la culla di storie antiche
Samarcanda, a 700 metri di quota, vive le stagioni in modo più morbido.
Le sue cupole turchesi brillano meno in inverno, ma in primavera diventano specchi per il cielo. Camminando tra i portali decorati, senti quasi il respiro dei secoli.
Bukhara, invece, è figlia del deserto:
piove raramente, l’aria profuma di polvere e pane caldo, e le sera di luglio trattengono ancora il calore della giornata.
Periodo consigliato: metà aprile – metà giugno e fine settembre – inizio novembre.
Nukus e i deserti del Nord: dove il silenzio è una presenza
Qui il clima è al limite.
In inverno il freddo è così tagliente che sembra voler incidere il paesaggio; in estate il deserto diventa un mare immobile di calore.
Ma in primavera — aprile e maggio — tutto si ammorbidisce.
Le distese sabbiose assumono tonalità rosate, e ti ritrovi a camminare con un senso di libertà difficile da descrivere.
Periodo consigliato: aprile – maggio.
Cosa mettere in valigia: l’essenziale per sopravvivere al clima uzbeko
L’Uzbekistan ti costringe a pensare in anticipo.
Per ogni stagione c’è una valigia diversa.
In inverno: piumino pesante, guanti, cappello, sciarpa. Nel nord serve biancheria termica.
In primavera/autunno: strati leggeri, felpa serale, una giacca antivento.
In estate: abiti traspiranti, cappello, occhiali da sole, crema solare.
Perché andare in Uzbekistan: cosa ti resta addosso
Di questo Paese ricordo tante cose:
il blu del Registan all’alba, i panifici che sfornano non — il pane tradizionale — fino a tarda notte, il rumore dei telai dei tessitori di seta, i sorrisi dei venditori nei mercati di Margilan.
Tashkent
La metro sembra un museo sottoterra: lampadari, marmi, mosaici.
Al Chorsu Bazaar ti perdi tra piramidi di spezie e montagne di frutta secca.
Samarcanda
Quando entri nel complesso di Shah-i-Zinda, il silenzio ti avvolge.
È un luogo sacro che sembra muoversi da solo, respirare da solo.
Bukhara
Lyabi-Hauz è uno dei posti più dolci del Paese: una vasca d’acqua circondata da caffè, alberi e anziani che giocano a carte.
Di sera le luci si riflettono nell’acqua e tutto diventa più lento.
Khiva
Itchan Kala è una città dentro un guscio: mura d’argilla, minareti, moschee che profumano di legno scolpito.
Valle di Fergana
Ceramisti, tessitori, artigiani che lavorano come si faceva cento anni fa.
Qui le mani raccontano più delle parole.
Dove si trova l’Uzbekistan
Al centro dell’Asia.
Un mosaico di deserti, montagne, città blu e villaggi dove il tempo sembra trattenersi un po’ di più.
Una nota personale, prima di chiudere
Ci sono Paesi che visiti e Paesi che ti restano dentro.
L’Uzbekistan appartiene alla seconda categoria.
È un luogo che ti costringe a guardare, ad ascoltare, a lasciarti sorprendere.
E quando te ne vai, ti porti dietro il ricordo di una tazza di tè offerta da uno sconosciuto, del vento che muove le cupole blu, della sabbia che cambia colore al tramonto.
Forse è questo il vero motivo per cui vale la pena andarci:
per tornare diversi, anche solo un po’.