Praga è una città dai mille volti, con la sua anima esoterica che accresce ancora di più la secolare bellezza derivante dal suo notevole patrimonio storico-artistico. Non si contano le leggende che ammantano la capitale ceca, riguardanti il Ponte Carlo, il rabbino Loew e la stessa nascita della città, prevista dalla bella veggente Libuše.

Dal Castello al Ponte Carlo

A dominare la città si erge imperioso su una collina il Castello di Praga, più volte citato nei romanzi del suo figlio più illustre, lo scrittore Kafka. La cittadella fortificata racchiude molti edifici, tra i quali il Palazzo Reale, al quale si accede dalla monumentale Sala Vladislao ricca di elementi tardo gotici e rinascimentali, e la Basilica di San Giorgio del X secolo, all’interno della quale si trova la Cappella di Santa Ludmilla: particolarmente inquietante la statua della patrona di Boemia, raffigurata come uno scheletro con serpenti nel ventre.

Spettacolare poi è la gotica Cattedrale di San Vito, le cui parti più antiche risalgono al ‘300: qui sono custodite in particolare la tomba argentea di San Giovanni Nepomuceno e la Cappella d’Oro di San Venceslao dove affreschi e pietre di Boemia circondano le sante reliquie del patrono di Praga.

Proprio tra gli edifici religiosi più amati della città, si trova il Vicolo d’Oro, sul quale si affacciano casupole colorate degne di Pollicino: all’interno, per volere di Rodolfo II d’Asburgo, si sistemarono gli alchimisti alla ricerca della Pietra Filosofale e dell’elisir di vita eterna. Da visitare soprattutto la Casa di Kafka e quella di Madame de Thebes, cartomante uccisa dai nazisti per aver predetto la fine del regime.

Scendendo lungo la bella Via Nerudova si arriva nel cuore di Mala Strana, quartiere splendidamente rinato nel 1541 dopo un devastante incendio: con un po’ di attenzione, si scorgono impressi sugli edifici quei simboli che nel medioevo indicavano i mestieri dei proprietari, ad esempio violini, aquile, cervi e unicorni.

Da Mala Strana, due torri erette tra la fine del ‘400 e la fine del 500’ introducono a uno dei simboli di Praga: si tratta del Ponte Carlo, oltre il quale si giunge a Staré Město, ovvero la Città Vecchia di Praga. Il Ponte a 16 arcate risale al 1357 e fu voluto dal re boemo Carlo IV. Si narra sia stato costruito con tuorli d’uovo e arenaria per farlo resistere alle piene del fiume Moldava. Certamente da secoli incanta, anche grazie alle trenta statue devozionali che lo decorano, in un misto di austerità e soggezione. La scultura di San Giovanni Nepomuceno è la più amata dai cittadini e sorge proprio lì dove il santo fu gettato nel fiume: da quando secoli dopo pare sia stata rinvenuta la sua lingua, fu oggetto di venerazione.

Staré Město e lo Josefov

Oltre Ponte Carlo, dalla parte opposta a Mala Strana, si apre dunque Staré Město, antico cuore commerciale di Praga. La Piazza della Città Vecchia è il suo cuore pulsante e in molti ogni ora la affollano per assistere allo spettacolo dell’Orologio Astronomico dalla Torre del vecchio municipio. È davvero emozionante assistere alla danza dei dodici apostoli in processione, con sotto, accanto al quadrante, le statue semoventi della Morte con la clessidra, della Vanità, dell’Avarizia e del Turco invasore.

Uno sguardo intorno alla piazza permette inoltre di ammirare edifici splendidi come il settecentesco Palazzo Kinsky, oggi sede della Galleria Nazionale, e la gotica Stone Bell House con una campana in pietra sistemata proprio all’angolo del palazzo.

Un altro luogo imperdibile legato alla storia della città è il quartiere di Josefov, il ghetto ebraico dove vissero Kafka, il famoso rabbino Loew e i quasi 80 mila ebrei deportati e uccisi dai nazisti. Quello che in passato era un luogo claustrofobico e labirintico, oggi è tra i quartieri più alla moda tra case liberty e negozi alla moda.

Del passato resta, oltre alla Sinagoga Vecchio-Nuova, risalente al XIII secolo e considerata la più antica di tutta Europa, il cimitero ebraico dal fascino particolare, quasi inquietante. Tra le lapidi storte, che quasi si sovrappongono tra di loro tra l’erba, spicca quella di Loew, il rabbino che secondo la leggenda fabbricò mostruosi golem per difendere gli ebrei del ghetto. Pare fossero esseri ubbidienti, con impressa la parola emet (verità) sulla fronte; uno di questi però sfuggì al controllo di Loew che decise di rinchiudere tutte le sue creature nella soffitta della Sinagoga Vecchio-Nuova, senza farne mai più uso fino alla sua morte.