Non tutti sanno che nel cuore delle Marche, a 6 km dal borgo di Fiastra e a nord dell’omonimo lago, si trova un luogo che ricorda molto il Grand Canyon statunitense e i Cammini delle Fate della Cappadocia. Si tratta delle Lame Rosse Fiastra, un luogo suggestivo plasmato dagli elementi, talmente affascinante che si racconta sia stato creato dalla volontà divina.

Un canyon segreto nel cuore delle Marche

Le Lame Rosse Fiastra sono rocce stratificate composte da semplice ghiaia, resa più compatta grazie al limo e all’argilla: il colore rossastro di queste pietre colossali è legato al materiale ferroso visibile, gli agenti atmosferici, nel corso dei millenni, hanno praticamente eroso lo strato calcareo che si è poi depositato al suolo.

Le Lame Rosse Fiastra sorgono tra il Monte Petrella e quello Fiegni, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini: appaiono al visitatore come spettacolari guglie, pinnacoli e aguzze torri naturali che però, a causa dell’azione erosiva, sono quasi effimere, mutando continuamente forma nel corso del tempo. A prima vista possono sembrare quasi i guardiani del Salto della Regina, ossia la cascata alta 100 mt che viene a crearsi in un fosso celato dietro una stretta fessura rocciosa, poco oltre le Lame Rosse Fiastra.

Per raggiungere questo piccolo canyon marchigiano ci sono numerosi sentieri, alcuni dei quali partono dal Belvedere della Ruffella, uno scoglio situato a picco sulle acque del Lago di Fiastra, non lontano dalla Chiesa di S. Giovanni Battista dove sono conservate le spoglie del beato Ugolino.

Per scoprire le Lame Rosse Fiastra si può partire anche dalla diga del Lago di Fiastra, attraversando un sentiero chiamato “Il Silenzio degli Eremi”, lungo circa 7 km, con un dislivello di soli 200 mt e percorribile in un tempo di circa 3 ore.

Questo sentiero è esso stesso un piccolo gioiello da scoprire perché non solo regala scorci di impareggiabile bellezza sul Lago di Fiastra ma attraversa anche verdeggianti leccete: arrivando poi alle Lame Rosse Fiastra, si gode di un contrasto cromatico molto suggestivo tra il verde degli alberi, l’azzurro del cielo e il rosso delle rocce.

Alla scoperta delle Lame Rosse Fiastra

Partendo dalla diga del Lago di Fiastra, si percorre il sentiero n.335: è ben segnalato ma, nonostante non sia molto impegnativo, è necessario indossare delle scarpe da trekking e un cappellino che ripari dal sole, senza dimenticare la crema solare e una buona scorta di acqua in quanto lungo il tragitto non esistono sorgenti d’acqua o fontanelle.

Il sentiero procede prima in discesa ma poi, in prossimità del canalone che ospita questo canyon marchigiano, la salita si fa leggermente più ardua, con piccoli sassolini di ghiaia che franano leggermente ad ogni passo: per questo motivo, per i meno allenati, si consiglia di aiutarsi con appositi bastoni da trekking. Una volta arrivati alle Lame Rosse Fiastra, non resta che godersi l’opera d’arte creata da Madre Natura, in un silenzio irreale che rende l’atmosfera rarefatta e sospesa, alimentando quelle leggende secondo le quali i pinnacoli e le torri siano state posizionate appositamente da entità divine.

Proseguendo lungo il sentiero n.335 si arriva alla Grotta dei Frati: questa cavità naturale è stata in passato luogo di romitaggio di monaci francescani e benedettini, ma nel corso della Seconda Guerra Mondiale è stato il nascondiglio degli arditi partigiani.

Alla fine del sentiero si svela un luogo che ricorda molto le Lame Rosse Fiastra: si tratta delle Gole del Fiastrone, meno brulle in quanto sono attraversate dal fiume Fiastrone che si insinua tra il Monte Corvo e il Monte Fiegni.

Dopo questa escursione alla volta delle Lame Rosse Fiastra, si torna sui propri passi fino al punto di partenza, ossia il Lago di Fiastra: non c’è luogo migliore di questo specchio lacustre artificiale per riposarsi e rigenerarsi dopo la faticosa passeggiata.

Le acque del lago presentano un colore turchese quasi fiabesco e in esse si specchiamo le cime dei Monti Sibillini. Lungo le sponde del lago vi sono spiaggette attrezzate, aree pic-nic e una pista ciclabile che si insinua anche nei circostanti boschi: le acque del lago, fresche ma non troppo da impedire bagni rigeneranti, sono poi la meta perfetta per gli amanti della pesca, abbondando di carpe, trote e tinche.